Documento politico Pride 2013

7 giugno 2013 15:25 0 comments

7 giugno 2013

I diritti sono degli individui e poi, per estensione, anche dei nuclei sociali in cui si organizzano.
Esistono diritti che per loro natura sono umani. Non si può rischiare che il matrimonio diventi la loro unica forma di riconoscimento. Pur convinti del suo valore pratico e simbolico vorremmo focalizzare la nostra attenzione su un più ampio riconoscimento sociale, culturale e quotidiano di ogni vita di coppia. L’affermazione di sé passa attraverso le libere scelte che si compiono nel proprio percorso di vita; il matrimonio può essere una di queste, ma non deve diventare l’unico mezzo di riconosciuta visibilità sociale.
La famiglia, come ogni altra istituzione, deve essere rimodellata in una società non violenta, non discriminatoria, e che permetta ai singoli di esprimere se stessi e le proprie inclinazioni: non ci può bastare che questa definizione venga semplicemente estesa per includere qualche nucleo famigliare in più.
Come studenti e studentesse, giovani lavoratori e lavoratrici siamo allo stesso tempo ancora figli e figlie e, alcuni di noi, possibili genitori, eppure, in questa duplice prospettiva, non crediamo che la “familiarizzazione” del pride sia il modo migliore per affrontare tutto ciò che si discosta dall’eterosessualità.
La negazione di diritti e di “cittadinanza sociale” ad una fetta di popolazione è un problema della società nella sua interezza ed indica una mancanza di rispetto per i corpi, le fisicità e le individualità che esula dalle sole tematiche LGBTTQI.
Alla luce di quanto detto ci teniamo ad affiancare all’importanza della rivendicazione puntuale di leggi che garantiscano diritti basilari, necessari al vivere quotidiano, il tema cardine dell’educazione.
Non neghiamo l’evidente vantaggio pratico che l’approvazione di matrimoni e una legge contro l’omofobia avrebbero nella vita di tutti i giorni, tuttavia il solo aspetto legale non è sufficiente se non viene accompagnato da un processo di educazione nell’ottica di un cambiamento radicale della mentalità.
Dall’asilo fino all’università è infatti facile riscontrare l’assenza totale di spazi dedicati alla trattazione di tematiche quali la fisicità, la sessualità, l’affettività, il genere o l’orientamento.
Una società che non è mai stata educata a rispettare la propria o l’altrui fisicità non può che pagarne il conto, in primo luogo sulla pelle dei suoi componenti.
Le questioni LGBTTQI, esattamente come l’ottica di genere, in università sono relegate a corsi ad hoc, spesso facoltativi, che stanno progressivamente scomparendo a causa dei tagli all’istruzione.
Il processo di privatizzazione dei saperi, delle scuole e delle università elimina tutto ciò che critica e contesta l’attuale sistema sociale, economico e culturale; i luoghi stessi del sapere riflettono la struttura gerarchica e patriarcale, componente essenziale della cultura sociale che contestiamo.
Scuole ed università diventano luoghi in cui gli stereotipi non si decostruiscono, ma si rafforzano, in cui il sapere non è uno strumento di liberazione ma di oppressione, in cui si riproducono le peggiori dinamiche della società.
Nel 2013, nel nostro paese, molte persone muoiono di omofobia, violenza e silenzio. Tutto questo non è più tollerabile!
Riconoscere nelle mancanze e nelle violenze della società attuale una stessa radice, permette di prendere coscienza delle diverse forme di violenza e discriminazione, non limitandosi a portare le singole istanze ma rivendicando un cambiamento trasversale.
La consapevolezza che l’evoluzione di una società dipende dalla qualità della vita dei suoi singoli componenti, ci porta a ribadire che la libertà di scelta e l’autodeterminazione all’interno dello spazio pubblico sono il primo ed elementare passo per la costruzione di un benessere collettivo.
Normalizzazione e accettazione non sono parole che ci piacciono.
Non è né la normalità che cerchiamo, ma una naturale inclusione delle individualità. Per cui chiediamo diritti, ma anche e soprattutto conoscenza in una prospettiva futura che ci faccia partecipi del cambiamento

Partecipa anche tu insieme a noi, segui il nostro carro.

Altereva, SI Studenti Indipendenti, Last Laboratorio Studentesco

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