VOGLIAMO GLI STUDI DI GENERE! SEMINARIO 2014

VOGLIAMO GLI STUDI DI GENERE! SEMINARIO 2014

VOGLIAMO GLI STUDI DI GENERE!

Questo ciclo di seminari di studi di genere  è un atto di protesta contro l’ inerzia  e l’ipocrisia delle istituzioni del territorio piemontese in merito al reinserimento degli studi di genere nella didattica universitaria.   Il nostro paese è ormai uno dei pochissimi a non riconoscere, nel concreto, legittimità didattica e culturale dei gender studies  e l’Università di Torino, non presentando alcun corso di studi di genere nella sua offerta formativa, è lo specchio di questa realtà.
Gli studi di genere in moltissime università non rappresentano solo l’avanguardia ma una parte imprescindibile dell’offerta formativa, appassionano le nuove generazioni, riescono a modificare i programmi politici e ispirano nuovi modelli di welfare (culturali e sociali)
Volgiamo continuare il percorso avviato con il seminario da noi organizzato due anni fa (nel 2012) all’Università degli studi di Torino, per mettere di nuovo in evidenza la chiusura del corso di “storia delle delle donne e di genere”, per questo, proponiamo un nuovo ciclo di seminari tesi ad indagare questioni controverse e di attualità.
Nel 2012 era stata inoltre presentata una petizione al Senato Studenti dell’Unito che aveva suscitato apprezzamento per l’iniziativa ma che, di fatto, non aveva prodotto alcun cambiamento.
Si approfondirà lo studio di vari aspetti  legati alla sfera della sessualità.  Crediamo, infatti, che la sessualità sia  al centro di politiche repressive e sessiste così come i corpi delle donne spesso rappresentano la piazza simbolica nella quale si svolgono le lotte di dominio: dalla violenza all’aborto, dalla mercificazione  alla medicalizzazione (etc). 
La proposta di questo seminario nasce con l’intento propedeutico all’approfondimento degli studi in materia e alla sensibilizzazione degli studenti e delle studentesse alle tematiche di genere.
L’obiettivo  sarà stimolare una riflessione condivisa e redigere una raccolta dei contributi seminariali che ci permettano di assumere una posizione conoscitiva partendo da tale spazio aperto di confronto. L’intenzione vuole essere quella di creare una lacerazione temporanea dei tessuti discorsivi tradizionali in grado di lasciare i segni permanenti (testuali) della sua esistenza.

PRESENTAZIONE DEL CICLO DI SEMINARI INTERDISCIPLINARI SUGLI STUDI DI GENERE

Proponiamo un ciclo di seminari di studi di genere, con funzione propedeutica all’approfondimento degli studi in materia e alla sensibilizzazione degli studenti e delle studentesse. Il ciclo avrà luogo da aprile 2014 a maggio 2014 e sarà strutturato in 8 incontri formativi da 3 ore ciascuno.

L’iniziativa prevede l’analisi, secondo un taglio di genere, di questioni di rilevanza attuale. Il seminario è patrocinato dal CUG dell’Università degli Studi di Torino.

Le potenzialità di questo progetto sono indiscutibili se allo spazio aperto dal seminario, nel contesto istituzionale torinese, si aggiunge l’analisi di temi ancora marginali nel contesto didattico.

L’obiettivo di lungo termine sarà quello di redigere una raccolta dei contributi seminariali che ci permettano di assumere una posizione conoscitiva partendo da tale spazio aperto di confronto. L’intenzione vuole essere quella di creare una lacerazione temporanea dei tessuti discorsivi tradizionali in grado di lasciare i segni permanenti (testuali) della sua esistenza.

E’ possibile il riconoscimento di 3 CFU* per la partecipazione all’attività formativa, compatibilmente con le possibilità e le disponibilità dei diversi Corsi di Laurea.

La partecipazione al ciclo di seminari è gratuita ed è necessario iscriversi mandando una mail ad altereva.torino@gmail.com

 

PROGRAMMA:

10.04.14 (ore 17-20, aula 8, Palazzo Nuovo)
Depatologizzazione del transgenderismo e dell’intersessualità: possibilità e ostacoli
Anna Lorenzetti – giurista, Università di Bergamo
Christian Ballarin – responsabile di Spo.T (sportello trans), associazione Maurice GLBTQ di Torino
Alessandro Comeni – attivista intersex, collettivo Intersexioni

16.04.14 (ore 16-19, aula 6, Palazzo Nuovo)
Autodeterminazione delle donne tra legislazione e lotte sociali
Eleonora Cirant – attivista, giornalista, blogger
Carla Quaglino – Casa delle donne di Torino
Graziella Gaballo – storica

05.05.14 (ore 17:30-20:30, Sala dell’Antico Macello, via Matteo Pescatore 7)
Tratta e sex work: indaghiamo sulle differenze
Pia Covre – Comitato per i diritti civili delle prostitute
Rosanna Paradiso-Presidente associazione Tampep
Feminoska – collettivo Intersezioni

8.05.14 (ore 17-20, aula 8, Palazzo Nuovo)
Oltre i generi: tempi queer
Cristian Lo Iacono – dottore di ricerca in filosofia ed ermeneutica filosofica
Liliana Ellena – Docente di storia contemporanea, Università degli Studi di Torino

15.05.14 (ore 17-20, aula 8, Palazzo Nuovo)
Medicalizzazione e sessualità: la costruzione sociale della salute sessuale
Lia Lombardi – sociologa, Università degli studi di Milano, Fondazione ISMU di Milano
Raffaella Ferrero Camoletto – sociologa, Dipartimento di Cultura, Politica e Società, Università degli studi di Torino
Francesca Salis – dottoranda in sociologia applicata e metodologia della ricerca sociale, Università degli studi di Milano-Bicocca

22.05.14 (ore 17-20, aula 8, Palazzo Nuovo)
Misure normative e forme di partecipazione delle donne alla vita pubblica
Maria Luisa Boccia – filosofa
Elisabetta Palici di Suni – docente di diritto pubblico comparato, Dipartimento di Giurisprudenza, Università degli studi di Torino

30.05.14 (ore 17-20, aula 10, Palazzo Nuovo)
La rappresentazione dell’omosessualità tra riforme legislative e costruzione sociale
Maria Spanò – Consigliera di fiducia dell’Università degli studi di Torino
Mia Caielli – Ricercatrice di Diritto pubblico comparato – Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Giurisprudenza – Cirsde
Chiara Bertone – docente di sociologia della famiglia, Università del Piemonte Orientale
Silvia Casassa – Famiglie Arcobaleno (Associazione Genitori Omosessuali)

12 giugno ore 18:00
Incontro serale di riflessioni conclusive 

Murazzi del po’ (gianca 2) , lato destro vicino all’aula studio Murazzi Student Zone
con il Prof. Maurizio Tirassa e la Dott.ssa Adelina Brizio (Dipartimento di Psicologia, Università degli studi di Torino)

* Per il riconoscimento crediti è prevista n. 1 assenza giustificata e una relazione scritta da produrre alla fine del ciclo

NB: titoli/date/orari/docenti possono subire lievi variazioni.

Collettivo AlterEva

www.altereva.it

altereva.torino@gmail.com

” Non si tratta di una minoranza oppressa che si organizza su questioni valide ma pur sempre minori. Si tratta della metà del genere umano che afferma che ogni problema la riguarda, e chiede di prendere la parola su tutto. ”

Robin Morgan

27 marzo 2014 20:21 1 comment

IO DECIDO – 8 MARZO 2014

IO DECIDO – 8 MARZO 2014

Da tempo assistiamo a gravi attacchi alla libertà delle donne di scegliere sul proprio corpo e sulla propria sessualità. È recente, in Spagna, la proposta di legge del governo del partito popolare conservatore di Rajoy che, oltre a riaffermare l’obiezione di coscienza per tutto il personale medico, introduce drastiche limitazioni alla possibilità di interrompere la gravidanza, attribuisce l’esclusiva decisione ai medici e riporta l’aborto a essere un reato.

Nella stessa direzione si colloca la bocciatura da parte del Parlamento europeo della risoluzione Estrela, che intendeva impegnare gli Stati della UE a mettere al centro delle proprie politiche sociali i diritti sessuali, la lotta alle discriminazioni basate su genere e orientamento sessuale e l’autonomia di scelta delle donne.
Anche in Grecia, fra le pesanti limitazioni del welfare dovute alle politiche di austerity, l’interruzione volontaria di gravidanza é stata eliminata dalle prestazioni gratuite e garantite dal sistema sanitario nazionale.
L’ovvia conseguenza di queste limitazioni e privazioni sarà l’aumento degli aborti clandestini, ai quali saranno maggiormente esposte le donne migranti.

Autodeterminazione è un aborto libero e sicuro

In Italia la legge 194, che regolamenta l’interruzione volontaria di gravidanza, rischia sempre di più di non essere applicata dal momento che 7 medici su 10 sono obiettori di coscienza.

In Piemonte, cosi come in altre regioni, i movimenti antiabortisti, con il sostegno della Giunta regionale Cota, si fanno strada all’interno di consultori, ospedali pubblici e, recentemente, anche nei luoghi della formazione, trasformandoli in luoghi di predica e propaganda.
La nostra regione, come il Lazio, il Veneto e la Lombardia, è stata usata come “banco di prova” nella prospettiva di ridefinire la legislazione nazionale in materia di interruzione volontaria di gravidanza.

Questa tendenza è conseguenza di una strategia politica che ripudia il principio di laicità dello stato e mira a ridurre gli spazi di autonomia e libera scelta di poter vivere liberamente la propria sessualità, non solo delle donne ma di tutt*.
Autodeterminazione è poter vivere liberamente la propria sessualità, il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere a prescindere dal sesso biologico

Invece di limitare la libertà di scelta, costruiamo percorsi di consapevolezza e liberazione, quali la prevenzione, la contraccezione, la valorizzazione delle differenze e l’educazione sessuale nelle scuole.

Autodeterminazione è consapevolezza
Autodeterminazione è contraccezione libera e gratuita

Invece di limitare la libertà di scelta, creiamo una società che includa le donne e le metta in condizioni di poter scegliere davvero. Bisogna spogliarsi delle ipocrisie e dare delle risposte concrete per migliorare le condizioni materiali di vita delle donne: garantire un welfare e un lavoro che consenta loro di essere indipendenti, un sistema di tutele sul lavoro che permetta alle donne che lo scelgono di essere madri.

Autodeterminazione è scegliere di essere madre

Questo 8 marzo, in tante città europee il movimento delle donne ha deciso di reagire per costruire una rete che ci unisca tutte a difesa del principio di autodeterminazione.
Sul corpo delle donne, decidono le donne!

8 MARZO ore 14:30 -Piazza Vittorio

 

LINK Iniziativa  https://www.facebook.com/events/1469457046603154/?ref_newsfeed_story_type=regular

24 febbraio 2014 16:05 0 comments

1 febbraio YO DECIDO – DECIDO IO AL FIANCO DELLE DONNE SPAGNOLE PER UN ABORTO LIBERO E SICURO

1 febbraio YO DECIDO – DECIDO IO AL FIANCO DELLE DONNE SPAGNOLE PER UN ABORTO LIBERO E SICURO
YO DECIDO – DECIDO IO
AL FIANCO DELLE DONNE SPAGNOLE
PER UN ABORTO LIBERO E SICURO
SABATO 1 FEBBRAIO ORE 15
SOTTO IL CONSOLATO SPAGNOLO IN PIAZZA CASTELLO A TORINO
INIZIATIVA DI SOLIDARIETA’ E CONTROINFORMAZIONE
(PRESIDIO E VOLANTINAGGIO)
Collettivi Femministi, Associazioni di Donne e Singole di Torino
Al fianco delle Donne Spagnole
Per l’Autodeterminazione
 
IL PRIMO FEBBRAIO, AL FIANCO DELLE DONNE SPAGNOLE
PER UN ABORTO LIBERO E SICURO!
In questi giorni il nemico dichiarato del governo spagnolo sembrano essere le donne, con un progetto di legge antiaborto significativamente denominata “Legge organica di protezione dei diritti del Concepito e della Donna in gravidanza” che, vista la maggioranza di cui gode il Partito Popolare, sembra destinato a riportare indietro le lancette del tempo.
Dall’essere un diritto, come nella legge Zapatero del 2010, l’aborto torna ad essere reato, sebbene depenalizzato, e consentito in due sole circostanze, in caso di violenza sessuale o se sussistono gravi rischi per la salute fisica o psicologica della donna. In tutti gli altri casi, sarà vietato per legge, con l’ovvia e terribile conseguenza di un ritorno agli aborti clandestini. La legge, che fa carta straccia della precedente, si presenta dunque ancor più restrittiva di quella in vigore dal’85 al 2010, di cui in parte ricalca l’impianto.
I gravi rischi devono essere certificati e motivati da due specialisti diversi dal medico che eseguirà l’interruzione di gravidanza. Nel primo caso il termine scade alla dodicesima settimana, e solo se la violenza è stata denunciata, mentre nel secondo il limite è fissato a ventidue settimane. Le motivazioni dovranno essere valutate da specialisti della patologia, dopo di che la donna sarà costretta ad attendere altri setti giorni prima di una decisione definitiva, che altri avranno preso per lei.
Anche la ricerca di un medico disponibile a praticare l’intervento potrà rivelarsi una corsa a ostacoli, dato che la legge introduce l’obiezione di coscienza per tutto il personale sanitario (dalla diagnosi all’intervento) e proibisce la pubblicità di cliniche in cui si pratichi l’aborto. Altro elemento di forte dibattito è la scomparsa del comma in cui si dettagliava il diritto ad abortire in caso di malattie o malformazioni del feto, ora lasciato all’ambiguità; il diritto all’aborto sarebbe esteso oltre la ventiduesima settimana solo in caso di “anomalia del feto incompatibile con la vita”, di cui fosse stata impossibile una diagnosi previa.
Inoltre, alle minorenni non basterà supplicare i sanitari di firmare il nulla osta, sarà indispensabile anche quello dei genitori, “chiamati a partecipare”. Controllare l’esuberanza di questi corpi è responsabilità della famiglia, come i loro peccati, da punire come dio comanda.
Dunque se la nuova legge sarà approvata in Parlamento, saranno medici e psichiatri a tenere in ostaggio i corpi delle donne, ad emettere una sentenza di condanna o assoluzione. Quali saranno gli standard con cui stimare il grave rischio psicologico, a chi il potere di determinare una scelta che dovrebbe essere solo delle donne?
E QUI DA NOI, CHE ARIA TIRA?
La legge 194 che regolamenta l’interruzione volontaria di gravidanza in Italia, è da anni sempre più a rischio di disapplicazione. La difficoltà di accedere all’IVG rischia di implementare la zona grigia degli aborti clandestini, anch’essi in crescita. Si tratta tuttavia di un collasso annunciato, a causa di una legge che nasce già carente in materia dilimitazione dell’obiezione di coscienza, consentendo di fatto la situazione attuale, che ormai sfiora l’emergenza in molte regioni italiane. Un esempio su tutti, quello della regione Lazio, dove l’obiezione registra un inquietante 91%.
E in Piemonte? Benché ancora al di sotto della media nazionale, anche nella nostra regione il dati sono  preoccupanti: al 2012, il 67,5% dei/delle ginecologi/he e il 40% degli/le anestesisti/e erano obiettori/trici. A Torino i/le ginecologi/he obiettori rappresentano il 84,6% nella ASL To1, il 69,2% nella ASL To2, il 61,53% in To3, 68,96% in To4, il 61,20% in To5. Nelle altre provincie si registrano situazioni ancor più critiche, in particolare a Novara dove un solo medico è attivo, di Alessandria (2 medici) e di Cuneo (3 medici).
Ma non basta! In Piemonte, come in altre regioni italiane, i movimenti antiabortisti si fanno strada a colpi di leggi e delibere che permetterebbero loro di entrare nei consultori pubblici, trasformandoli in luoghi di predica e propaganda oscurantista, interferendo così nella libera scelta delle donne ad intraprendere il percorso dell’IVG. Qui in Piemonte questi interventi legislativi si chiamano Delibera Ferrero (2010) e Proposta di Legge 160 (2011), entrambi promossi dal governo regionale di destra di Roberto Cota.
Invece di vietare l’aborto e di limitare la libertà di scelta delle donne in materia di sessualità e maternità, o di spendere soldi pubblici per finanziare l’intervento privato degli antiabortisti nei presidi sanitari pubblici, costruiamo altri percorsi, questi sì, di consapevolezza e liberazione, quali la prevenzione, la contraccezione e l’educazione sessuale nelle scuole.
Ci troviamo di fronte non solo ad una vera e propria aggressione alle donne nel principio stesso di autodeterminazione di sé, ma anche ad una ridefinizione culturale, politica, sociale ed economica dei ruoli, dei comportamenti e delle realtà che le donne abitano e costruiscono per se stesse.
Siamo oggi al fianco delle donne spagnole, consapevoli che il percorso di conquista delle nostre libertà passa necessariamente dalla lotta.
LA MATERNITA’ NON SI IMPONE, SI RISPETTA
LA MATERNITA’ NON SI ACCETTA, SI SCEGLIE
SUL CORPO DELLE DONNE DECIDONO LE DONNE
 
Collettivi Femministi, Associazioni di Donne e Singole di Torino
Al fianco delle Donne Spagnole
Per l’Autodeterminazione
Da tutte le regioni dello Stato Spagnolo, il 1° febbraio, migliaia di donne raggiungeranno la stazione di Atocha a Madrid per protestare contro il progetto di legge del governo Rajoy.
Alle ore 12.00 un corteo si recherà sotto l’Assemblea dei Deputati, per consegnare il seguente testo al Capo del Governo, al Presidente del Parlamento, alla Ministra Ana Mato, al Ministro Alberto Ruiz Gallardón (autore della proposta di legge) e ai vari gruppi parlamentari.
In questa giornata, in Europa ed in Italia, sono state organizzate azioni di solidarietà e di controinformazione.
Qui di seguito, Yo Decido, l’appello delle donne spagnole per la giornata:
Poiché io decido in base alla mia autonomia morale, che è la base della dignità di una persona, non accetto nessuna imposizione o proibizione riguardo i miei diritti sessuali e riproduttivi che riguardano la mia piena realizzazione come persona. Come essere umano autonomo mi rifiuto ad essere sottomessa a trattamenti denigranti, che influenzino la mia decisione di essere o non essere madre.
Poiché sono libera invoco la libertà di coscienza come il bene supremo sul quale possa basare le mie scelte. Considero cinici quelli che si appellano alla libertà per restringerla e malevoli quelli che, non importandogli affatto la sofferenza causata, vogliono imporre a tutti i loro principi di vita basati su ispirazioni divine. Come essere umano libero rifiuto di accettare una maternità forzata e un regime di tutela che condanna le donne alla considerazione di minorenni nei confronti delle loro decisioni in materia sessuale e riproduttiva.
Poiché vivo in una democrazia e sono democratica non accetto le regole del gioco che delineano diritti di peccato e leggi di religione. Nessuna maggioranza politica nata dalle urne, neanche se con maggioranza assoluta, è legittimata a convertire diritti in reati e obbligarci a seguire principi religiosi mediante sanzioni penali. Come cittadina esigo da quelli che ci governano che non trasformino il potere democratico, salvaguardia della pluralità, in dispotismo.
Poiché io decido, sono libera e vivo in una democrazia, esigo da qualsiasi governo che promulghi leggi che favoriscano l’autonomia morale, preservi la libertà di coscienza e garantisca la pluralità e diversità di interessi.
Poiché io decido, sono libera e vivo in una democrazia, esigo che si mantenga l’attuale “Legge per la salute sessuale e riproduttiva e per l’interruzione volontaria della gravidanza”, per favorire l’autonomia morale, preservare la libertà di coscienza e garantire la pluralità degli interessi di tutte le donne.
30 gennaio 2014 20:18 0 comments

CS: movimento antiabortista all’Università di Torino: un convegno blindato

CS: movimento antiabortista all’Università di Torino: un convegno blindato
Oggi, 24 gennaio 2014, presso l’aula Bocci del Dipartimento di scienze Chirurgiche dell’Università degli studi di Torino,  si è svolto il convegno della FEDERVITA PIEMONTE, patrocinato dalla Regione Piemonte e validante 5 ECM per l’aggiornamento professionale.
Abbiamo deciso, insieme alle donne, studentesse e personale ospedaliero presente in loco di distribuire dei volantini recanti il  comunicato di “distanza” emanato dall’Ufficio Stampa dell’Ateneo e un testo contenente le ragioni del nostro dissenso e sdegno per la presenza di questo tipo di propaganda antiabortista all’interno di una struttura pubblica universitaria e ospedaliera.
Ciò a cui abbiamo assistito è stato un abuso di potere dovuto certamente all’ingerenza e al sostegno politico di cui queste organizzazioni godono presso la giunta leghista che presiede la Regione Piemonte
Al nostro arrivo diversi agenti delle forze dell’ordine presidiavano le entrate, gli interni e numerose camionette stanziavano davanti all’entrata dell’Ospedale.
La presenza di un tale numero di agenti e mezzi era del tutto ingiustificata e di tale sproporzione da palesare un chiaro intento intimidatorio.
Durante il volantinaggio, inaspettatamente, gli agenti hanno richiesto i documenti alle donne presenti. Una volta effettuati i controlli, in maniera del tutto immotivata, hanno cercato di allontanarle minacciando di non restituire il documento.
Abbiamo percepito in maniera evidente la volontà provocatoria di cercare “l’incidente”al solo fine di smarcare i vari soggetti pubblici coinvolti dalle responsabilità politiche.
Il tentativo, dunque, si è manifestato nell’intimidazione e provocazione al fine di mistificare poi l’azione di controinformazione in attività violente delle partecipanti.
Dunque, ci sorgono spontanee altre domande da rivolgere alla nostra amministrazione.
– In che modo viene garantita la pluralità e la libera manifestazione del dissenso, considerando la dubbia legittimità dell’iniziativa che è stata disconosciuta prima dalla  Azienda ospedaliera poi dalla stessa Università che la ospitava nei propri locali?
– Come mai non si bada a spese nell’impiego delle forze dell’ordine?
Ma soprattutto:
– come mai l’associazione Ora et labora presidia mensilmente l’entrata dell’Ospedale Sant’Anna con una croce nera con piccoli feti-bambini rosa attaccati senza destare nessuna preoccupazione?
 vedi –> http://www.youtube.com/watch?v=skpPkod5R0Q
La risposta sarà da individuarsi nell’illegittimità di questo governo regionale e nel lavoro di costruzione di lobby che in questi anni sta portando avanti?
Collettivo AlterEva
24 gennaio 2014 19:04 0 comments

19 giugno 2011 libere di fatto- i diritti sono il nostro pride

19 giugno 2011 libere di fatto- i diritti sono il nostro pride

LIBERE DI FATTO

Viviamo nel Paese della libertà, dove tutto è possibile, dove ogni comportamento è lecito. I nostri sogni sono sempre realizzabili e qualunque lavoro accessibile. I retaggi della cultura patriarcale sono ormai in soffitta. L’evoluzione dei costumi ha portato ad una libera sessualità. Le donne possono lavorare ed essere a capo di ministeri e di Confindustria. L’omosessualità non è più una malattia contagiosa. Siamo nella società del benessere, dove tutto può essere comprato e raggiunto. E gli episodi di omofobia e sessismo sono sporadici atti di bullismo che l’opposizione cavalca per strumentalizzare l’informazione a danno della santa maggioranza.
…o così sembra…
Eppure viviamo in un Paese dove precariato è sinonimo di lavoro, dove lo Stato non è garante dell’uguaglianza sociale, dove l’omosessualità è sopportata a fatica, dove le aggressioni non sono impedite ma sottovalutate, dove l’aborto viene ancora considerato una colpa da espiare col dolore.
Possiamo davvero dirci libere e liberi di scegliere?
Per poter essere veramente libere e liberi abbiamo bisogno che le istituzioni non si pongano come primo ostacolo tra noi e i nostri diritti.
In Italia ancora oggi non esiste la possibilità di sposarsi per persone dello stesso sesso e nemmeno un riconoscimento delle coppie di fatto, persone che da anni condividono un percorso di vita e sono a tutti gli effetti una famiglia. Nella nostra Regione il neo eletto Cota ha dichiarato di voler boicottare in ogni modo l’utilizzo della RU 486 e nel resto del Paese il panorama non è migliore: continuano ad innalzarsi nuove barriere tra le donne e il loro diritto di scegliere sul proprio corpo.
Ma, se anche le coppie di fatto fossero riconosciute, se persone dello stesso sesso potessero sposarsi, se l’aborto, la maternità e l’autodeterminazione fossero giuridicamente garantiti e non più condizionati da una politica prona di fronte al Vaticano, tutto ciò non basterebbe.
La libertà non può restare una bella parola sulla carta, né la promessa mai mantenuta del partito di maggioranza. Perché la parola libertà riacquisti il suo senso è necessario che sia presente nelle vite di tutte e tutti noi, lo Stato deve essere il custode dei diritti non il primo a violarli.
Vogliamo che nell’accesso al lavoro l’essere donna non sia un fattore discriminante e che la smania di ricchezza di pochi non ci obblighi a vivere un’esistenza precaria e incerta. Vogliamo che l’università torni a svolgere il suo ruolo sociale e che sia un luogo di libera ricerca e non un luogo di sfruttamento in cui la ricercatrici precarie non hanno neanche diritto alla maternità. Crediamo che la maternità non debba essere vissuta come un evento pregiudizievole per il mantenimento del posto di lavoro ma come un momento che ognuna di noi deve poter vivere serenamente.
Non capiamo come Cota e i suoi colleghi di maggioranza abbiano la spudoratezza di dirsi pro vita, famiglia e libertà quando attuano politiche sociali distruttive, sostengono il precariato, approvano contratti in cui si diminuiscono i permessi familiari, tolgono il tempo pieno, boicottano la RU486, favoriscono l’obiezione di coscienza di medici e farmacisti, smantellano e privatizzano il servizio sanitario e arrivano addirittura a negare il diritto alla salute ai migranti.
Chiediamo che la famiglia sia davvero tutelata e ciò sarà possibile solo se tutte le libere unioni di persone che si amano potranno condividere un percorso comune senza ostacoli. Vogliamo che tutti e tutte abbiano i mezzi per poterla creare come desiderano, indipendentemente dall’orientamento sessuale, dalle condizioni economiche e dal lavoro che svolgono.
Esigiamo che la vita non sia più messa in discussione. Difendiamo la vita di tutte quelle donne che morivano e muoiono tutti i giorni di aborto clandestino, la vita delle donne e degli uomini migranti che non possono curarsi per la paura di venire denunciati che devono avere libero accesso alle strutture sanitarie, la vita di chi in un futuro poterebbe non permettersi le cure in un sistema sanitario privatizzato.
Oggi, 19 giugno, è la prima tappa di un percorso che riunisce donne, migranti e associazioni LGBTQ nel comune interesse per la salvaguardia dei valori di laicità, autodeterminazione, antirazzismo e antifascismo.
Collettivo AlterEva

22 gennaio 2014 15:44 1 comment

commento- proposta di legge di riforma dei consultori n°160 14.09.2011

commento- proposta di legge di riforma dei consultori n°160 14.09.2011

Titolo I.

DEFINIZIONI ED ISTITUZIONE DEI CONSULTORI FAMILIARI

Art. 1

(Famiglia)

1.

 

La Regione Piemonte riconosce il valore primario della famiglia, intesa quale società naturale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, ai sensi dell’ articolo 29 della Costituzione e dell’articolo 16 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo, promuove ed attua un’azione di politica sociale diretta alla sua tutela, promozione e valorizzazione.

 

Vuol dire che la regione non riconosce le coppie  di fatto….tantomeno gay.

….perchè malati i gaysmo, sono soggetti pericolosi che ,se innamorati,  potrebbero figliare e trasmettere alle generazioni future la malattia del gaysmo.

 

2.

 

La Regione Piemonte riconosce la famiglia come struttura sociale primaria, ne regola e ne rispetta l’autonomia giuridica, etica, sociale ed economica in conformità alla Costituzione della Repubblica italiana, alla Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo, ai Patti internazionali sui diritti economici, sociali e culturali e sui diritti civili e politici, alla Convenzione sui diritti del fanciullo, alla Convenzione Europa per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e della Libertà fondamentali, alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

La singola????

 

e3.

 

 

La Regione Piemonte tutela la vita nascente ed il figlio concepito come membro della famiglia.

 

Cosa vuol dire vita nascente?

non vuol dire nulla..è un concetto astratto e dai contorni non definiti

Potrebbe essere l’embrione, il feto, l’ovulo, lo sperma…insomma dalle pugnette in poi è tutto vita nascente…attenzione uomini, nel mondo dei sogni potreste fare una strage

Art. 2

(Riconoscimento delle istituzioni sociali con fini pubblici)

1.

 

La Regione riconosce alla famiglia, alle associazioni di famiglie e alle organizzazioni senza scopo di lucro – che promuovono la stabilità familiare, la cultura familiare e i servizi per la famiglia nel rispetto degli articoli 2, 3, 29, 30, 37 e 53 della Costituzione italiana e delle leggi statali – la funzione ed il ruolo di istituzioni sociali, costituite nell’esercizio dei diritti fondamentali di libertà della persona, i cui fini conformi all’ordinamento sono recepiti come fini pubblici.

Titolo II.

FUNZIONI, INTERVENTI E GESTIONE

Art. 3

(Funzioni)

1.

 

I consultori familiari svolgono funzioni di consulenza, di intervento, di prevenzione e di organizzazione nell’ambito dei seguenti settori:

a)

 

educativo;

b)

 

Giuridico;

c)

 

Psicologico;

d)

 

Sanitario;

e)

 

Socio – assistenziale.

 

Le finalità dei consultori devono essere quelle del movimento pro-life (destra+chiesa) contrari all’aborto e alla contraccezione d’emergenza(no pillola del giorno dopo, per esempio)

 

Art. 4

(Il settore educativo)

1.

 

I consultori familiari promuovono e svolgono attività formative rivolte alle famiglie ed ai loro singoli componenti aventi ad oggetto la tutela della vita familiare, in particolare:

a)

 

i diritti ed i doveri facenti capo alla famiglia, secondo i principi sanciti dagli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione e le norme ordinarie vigenti nell’ordinamento italiano;

b)

 

la preparazione della coppia al matrimonio;

c)

 

la procreazione responsabile ed il rispetto della vita fin dal concepimento;

d)

 

l’educazione dei figli;

e)

 

la preparazione della coppia e della famiglia all’esercizio delle funzioni sociali;

f)

 

la sessualità.

 

Possibile che siano le prime due funzioni dei consultori?

È la salute? E la donna? Non commentiamo perchè è evidente

 

 

2.

 

Le attività di cui al comma precedente sono attuate anche attraverso l’organizzazione e la gestione di corsi scolastici, da convenire con gli organi collegiali della scuola e le autorità competenti, e di corsi pubblici.

Art. 5

(Il settore giuridico)

1.

 

I consultori familiari offrono consulenza giuridica alle famiglie in materia di diritto di famiglia e di diritto minorile, in particolare:

a)

 

consulenza prematrimoniale;

b)

 

consulenza in ordine ai conflitti tra coniugi, anche in sede giudiziaria e alla loro possibile soluzione;

c)

 

consulenza in materia di affidamento e adozione;

d)

 

consulenza dei coniugi nelle relazioni con la scuola, il mondo del lavoro, le amministrazioni private e pubbliche.

Art. 6

(Il settore psicologico)

1.

 

I consultori familiari provvedono:

a)

 

al sostegno ed alla cura delle relazioni familiari ed, in particolare, alla preparazione ed al sostegno psicologico alla genitorialità all’interno della famiglia naturale, adottiva, ed affidataria, avendo riguardo specifico del minore;

b)

 

a contribuire, nell’assoluto rispetto riguardo alla posizione della religione e della cultura di appartenenza, alla maturazione nell’ambito psico-affettivo e sessuale dei singoli componenti la famiglia, in particolare, dei minori, interagendo con le istituzioni scolastiche, gli oratori, le comunità giovanili, gli enti e le associazioni che perseguono analoghi scopi;

c)

 

alla promozione ed attuazione di attività di prevenzione e sostegno del disagio psichico giovanile e familiare, anche in relazione ai problemi derivanti dall’uso di droga e di alcol.

Art. 7

(Il settore sanitario)

1.

 

nsultori familiari erogano prestazioni di consulenza e assistenza sanitaria nell’ambito della ginecologia e ostetricia, della pediatria e della sessuologia ed, in generale, di ogni altra attività sanitaria presupposta o connessa con quelle specificatamente indicate, con particolare riferimento alla procreazione responsabile, alla sterilità coniugale, alle problematiche relative alla tutela della vita del concepito ed alla pratica dell’aborto.

Art. 8

(Il settore socio – assistenziale)

1.

 

nsultori familiari svolgono attività di informazione, di orientamento e di sostegno delle famiglie e dei suoi componenti in particolare, nell’ambito del settore socio – assistenziale, al fine di rimuovere e superare situazioni di bisogno e di difficoltà in cui le stesse possono versare.

2.

 

nsultori familiari collaborano con i centri per l’impiego al fine di offrire un reale sostegno all’inserimento lavorativo dei singoli componenti della famiglia.

Art. 9

(Tutela della maternità e del concepito)

1.

 

I consultori familiari tutelano la vita umana, la maternità ed il figlio concepito, quale membro della famiglia e della società; offrono e promuovo, anche ai sensi dell’articolo 1, secondo e terzo comma, legge 22 maggio 1978, n. 194, servizi socio-sanitari per evitare che l’aborto sia usato come mezzo di controllo e di limitazione delle nascite.

Iniziamo con la repressione organizzata:

1)Il personale dei consultori deve prendere posizione contro l’aborto

2) per evitare che l’aborto sia usato come mezzo di controllo e di limitazione delle nascite…..Commento: “feconda una donna ogni volta che l’ami così sarai uomo di fede…”

 

 

2.

 

Le aziende sanitarie locali danno avvio alle opportune collaborazioni con i Centri per la tutela della maternità e alla vita nascente di cui all’articolo 26 per realizzare, in attuazione dell’articolo 1, secondo e terzo comma, legge 22 maggio 1978, n. 194, sinergie volte a rimuovere le cause di ricorso all’aborto. A tal fine stipulano con detti Centri, su impulso dei medesimi, appositi Accordi per la gestione dei servizi e delle consulenze di cui al presente articolo che consentano la presenza dei volontari dei Centri presso i locali dei Consultori e lo svolgimento delle attività di cui al comma successivo.

3.

 

I volontari dei Centri, nel rispetto della legge 22 maggio 1978, n. 194 e della presente legge regionale, in applicazione delle norme statutarie dell’associazione di appartenenza e dei propri regolamenti, svolgono le seguenti attività:

a)

 

nel rispetto delle modalità fissate negli Accordi di cui al secondo comma, anche tramite la distribuzione di materiale, informano, in totale autonomia dal personale di cui all’articolo 11, gli utenti del Consultorio sulle attività di sostegno materiale e morale prestate sul territorio regionale in favore della maternità e della vita nascente;

b)

 

al fine di rimuovere le cause che inducono la donna alla interruzione volontaria della gravidanza, collaborano con il personale del Consultorio, secondo le modalità definite negli Accordi di cui al secondo comma, avendo facoltà di partecipare al colloquio informativo con la donna di cui ai commi 6 e seguenti, ove la donna abbia prestato consenso in tal senso.

4.

 

La presenza dei Volontari dei Centri non comporta ulteriori oneri di spesa per l’Azienda sanitaria di riferimento, fatta salva la messa a disposizione di un apposito spazio, secondo le disponibilità di ciascun Consultorio.

5.

 

In presenza di richiesta di interruzione volontaria di gravidanza, accertata entro il 90° giorno, il personale del consultorio, nel rispetto dei tempi che consentano comunque di ricorrere all’aborto nei termini di cui all’ articolo 4, legge 22 maggio 1978, n. 194, procede a colloquio con la donna e, con il di lei consenso, con la coppia. Ove la donna lo consenta partecipano al colloquio i volontari dei Centri per la tutela della maternità e della vita nascente.

Il personale è autorizzato a mandare via i parenti e gli intimi della donna (marito, compagno/a, amica) se le consigliano di interrompere la gravidanza, in modo che solo loro possano parlarci privatamente.

Sequestro di persona?

Mavva…talento nel creare i presupposti per l’intimidazione.

Nota: QUESTA E’ LA PRIMA VOLTA CHE NELLA PROPOSTA VIENE MENZIONATA LA DONNA

 

6.

 

Il colloquio prevede una fase di ascolto, durante la quale la madre e, con il di lei consenso, il padre del concepito, può esporre i problemi e le difficoltà sotto i molteplici profili umani, sociali, familiari, culturali ed economici, che la inducono alla richiesta di aborto. Terminata la fase di ascolto, il personale del consultorio, adempiuto l’obbligo informativo di cui all’ articolo 5, comma 1, legge 22 maggio 1978, n. 194, fornisce alla donna, anche alla presenza del padre del concepito, ove la donna lo consenta, ed in collaborazione con i volontari dei Centri per la tutela della maternità e della vita nascente, informazioni:

a)

 

sul concepimento, sulle fasi di sviluppo dell’embrione e sulle tecniche attuate in caso di interruzione della gravidanza, avvalendosi di personale medico o ostetrico;

b)

 

sui diritti spettanti alle donne in stato gravidanza previsti dalla normativa statale e regionale, nonché sui servizi sociali, sanitari ed assistenziali offerti dagli enti locali e da tutte le organizzazioni con fini sociali;

c)

 

sulla normativa lavoristica posta a tutela della maternità e in materia di adozioni e riconoscimento del nascituro;

d)

 

sulle periodiche misure economiche previste per la maternità dalla presente legge e dall’ordinamento regionale e statale, con l’obiettivo di sostenere la donna sia durante la gravidanza che dopo il parto;

e)

 

sull’assistenza psicologica alle donne nel periodo previsto dall’ articolo 5, comma 4, legge 22 maggio 1978, n. 194.

7.

 

Le informazioni rese alla donna e alla coppia o rifiutate, sono raccolte con documentazione scritta, sottoscritta dalla donna, dal padre del concepito, se presente, e dal personale del Consultorio. Al termine del colloquio, il personale del Consultorio redige un Progetto personalizzato, sottoscritto anche dalla donna, la quale presta il proprio consenso o dissenso informato alle proposte alternative all’interruzione della gravidanza. La sottoscrizione del Progetto è condizione per accedere ai benefici erogati dal Fondo regionale per la vita di cui all’articolo 24 della presente legge e non preclude il ricorso alla interruzione volontaria della gravidanza nel rispetto dei tempi e dei modi di cui alla legge 22 maggio 1978, n. 194, qualora la donna revochi il proprio consenso al Progetto dopo averlo sottoscritto. Ove la donna ricorra ad interruzione della gravidanza decade dai benefici erogati dal Fondo regionale per la vita.

1)nella pratica: per ricorrere all’interruzione di gravidanza devi firmare un atto ed essere schedato, magari regaleranno anche delle spillette gialle da mettere al braccio…

2)se decidi di portare avanti la gravidanza preparano un “progetto educativo” per il futuro figlio

3) se la madre non firma il progetto non avra il contributo economico per il figlio……Il piccolo ballilla torna di moda…effettivamente ci hanno  sempre tenuto molto a prenderli da piccoli  ….

 

 

 

8.

 

Nel Progetto di cui al comma precedente sono descritti i diversi interventi attivati e da attivare, non solo per il periodo di gravidanza e puerperio, ma anche più a lungo termine, con l’obiettivo di aiutare la mamma, il bambino e la famiglia ad acquisire un adeguato livello di autonomia e di stabilità affettiva e relazionale. Il Progetto deve contemplare la figura del “responsabile del Progetto” individuato tra il personale di cui all’articolo 11 della presente legge; il personale deve avere preso parte al colloquio di cui ai commi 6 e seguenti e rimane a disposizione della donna per tutto il corso di svolgimento del Progetto come referente per fornire informazioni e consulenza.

9.

 

Qualora la donna, al termine del colloquio di cui ai commi 5 e seguenti, decida di interrompere la gravidanza, si applica il procedimento disciplinato dalla legge 22 maggio 1978, n. 194.

10.

 

Le strutture ed i servizi ospedalieri di cui all’ articolo 8, legge 22 maggio 1978, n. 194, che ricevono la donna per la pratica dell’intervento e gli esami prericovero, in presenza di certificazione sanitaria per interruzione volontaria di gravidanza rilasciata dal medico curante, e non da consultorio familiare pubblico o privato accreditato, con motivazione di ordine prevalentemente economico, al fine di consentire alla donna una valutazione delle opportunità e risorse di aiuto per la prosecuzione della gravidanza, mettono in contatto la donna, nel rispetto della disciplina dei termini dei cui all’articolo 4, legge 22 maggio 1978, n. 194, con il consultorio più vicino alla sua residenza.

 

Quindi se il tuo medico ti fa l’impegnativa, non va bene.

Devi per forza andare al consultorio a parlare con loro e a firmare “il foglio di via” per l’IGV

ecco qui il talento squadrista: ordinato, calcolato, efficiente

 

11.

 

Fermo restando l’obbligo di denuncia all’Autorità giudiziaria nei casi previsti dalla legge, il personale del Consultorio si adopera al fine di rimuovere eventuali influenze parentali o di altre persone sulla donna tali da indurla a fare ricorso all’interruzione volontaria della gravidanza, impedendole l’esercizio e il godimento della maternità.

 

 

Art. 10

(Cooperazione con l’Autorità giudiziaria)

1.

 

I consultori promuovono opportuni rapporti con l’Ufficio del Giudice tutelare, con il Tribunale per i minorenni e con le strutture giudiziarie operanti nel settore del diritto di famiglia.

2.

 

I consultori cooperano con l’autorità giudiziaria, qualora sia richiesto il loro intervento, nei procedimenti relativi alle questioni concernenti il diritto di famiglia e il diritto minorile, in particolare:

a)

 

nei procedimenti di autorizzazione del minore a contrarre matrimonio;

b)

 

nei procedimenti relativi alla mediazione e alla separazione dei coniugi, allo scioglimento e alla cessazione degli effetti civili del matrimonio;

c)

 

nei procedimenti relativi all’invalidità del matrimonio;

d)

 

nei procedimenti relativi al riconoscimento dei figli naturali;

e)

 

nei procedimenti relativi all’adozione e all’affidamento;

f)

 

nei procedimenti relativi alla tutela, curatela e alle questioni patrimoniali concernenti i minori, i disabili, gli anziani e le persone incapaci di intere e volere.

Art. 11

(Composizione del personale)

1.

 

Per lo svolgimento delle proprie attività, i consultori si avvalgono di personale di consulenza e di assistenza in possesso di titoli qualificanti, nonché dell’abilitazione all’esercizio professionale, ove prevista, e dell’iscrizione al relativo albo.

2.

 

In ciascun consultorio familiare deve essere garantita la presenza delle seguenti figure professionali:

a)

 

consulente familiare per l’accoglienza ed il ordinamento degli interventi;

b)

 

esperto in materia di bioetica;

c)

 

assistente sociale;

d)

 

consulente legale (giurista);

e)

 

medico generico;

f)

 

specialista in ginecologia;

g)

 

specialista in ostetricia;

h)

 

medico pediatra;

i)

 

specialista in psicologia;

j)

 

specialista in psichiatria;

k)

 

specialista in pedagogia;

l)

 

mediatore familiare.

3.

 

Possono anche far parte dell’équipe consultoriale esperti in discipline antropologiche e sociali, esperti dell’insegnamento di metodi di regolazione naturale della fertilità, esperti in economia e programmazione familiare, oltre che personale volontario, purché in presenza di specifici titoli.

4.

 

Può essere ammesso a svolgere attività nei consultori familiari personale tirocinante che frequenti corsi per operatori socio sanitari nonché l’Università e le facoltà e i dipartimenti relativi alle materie di cui al comma 2.

5.

 

Il personale tirocinante ed il personale volontario non è retribuito.

6.

 

Ogni servizio consultoriale è integrato da adeguato personale di segreteria ed ausiliario.

7.

 

Tutto il personale addetto ai consultori di cui alla presente legge frequenta i corsi programmati dalla Regione in relazione allo svolgimento delle proprie funzioni.

8.

 

Al fine di assicurare la presenza all’interno dei consultori di ciascuna delle figure professionali indicate nel comma 1, i consultori possono stipulare convenzioni con enti pubblici ovvero con organismi non lucrativi di utilità sociale, organismi di cooperazione, organizzazioni di volontariato, associazioni ed enti di promozione sociale, fondazioni, enti di patronato ed altri soggetti privati.

Art. 12

(Corsi di qualificazione e specializzazione degli operatori dei consultori)

1.

 

La Regione programma e promuove corsi di qualificazione e aggiornamento professionale del personale addetto ai consultori familiari e dei volontari dei Centri per la tutela della maternità e della vita nascente.

2.

 

I corsi indicati al precedente comma devono essere interdisciplinari, sia in ordine alla qualifica dei partecipanti, sia in relazione ai contenuti degli insegnamenti e devono tendere a chiarire le varie competenze e le possibili interdipendenze socio-sanitarie dei problemi, nel rispetto dello spazio professionale dei singoli operatori. I corsi si concludono con il rilascio di un attestato di merito.

3.

 

Le modalità di svolgimento dei corsi, i programmi e i contenuti formativi sono stabiliti con apposito regolamento proposto dalla Giunta e approvato dal Consiglio regionale.

4.

 

La Giunta regionale espleta la vigilanza sul funzionamento dei corsi.

Art. 13

(Collaborazione con i centri di ricerca, gli istituti, le società scientifiche e le strutture giudiziarie)

1.

 

Per lo sviluppo dei livelli di conoscenza scientifica nelle discipline attinenti la materia regolata dalla presente legge, la Giunta regionale promuove opportune iniziative per la collaborazione con le Università, gli istituti e le società scientifiche locali.

2.

 

Nell’ambito dei servizi previsti dalla presente legge, sono promossi opportuni rapporti con l’ufficio del giudice tutelare, con il tribunale per i minorenni e con le strutture giudiziarie operanti nel settore del diritto di famiglia.

Art. 14

(Metodologia d’intervento)

1.

 

L’attività di consulenza ha carattere di interdisciplinarietà ed il metodo di lavoro è quello di gruppo sottoposto a periodici momenti di verifica.

2.

 

I consultori collaborano con i servizi sociali, con le associazioni familiari, con i centri di aiuto alla vita e con tutti gli organismi e le associazioni che si prefiggono scopi analoghi o convergenti con la presente legge, al fine di creare un lavoro di rete.

3.

 

Il regolamento dei consultori familiari deve disciplinare anche l’organizzazione del lavoro, nel rispetto del metodo di gruppo, secondo i criteri di distribuzione di responsabilità e dei campi di intervento di ciascun operatore.

4.

 

Il servizio consultoriale deve tenere conto delle esigenze di informazione dei gruppi e delle comunità, oltreché dei singoli, intervenendo in modo particolare, anche al fine di promuovere la formazione di una coscienza socio-sanitaria, nei luoghi di lavoro, quartieri, scuole e comunità in genere.

5.

 

Il servizio consultoriale promuove, inoltre, incontri specifici con i gruppi omogenei interessati, per l’individuazione dei fattori di rischio che minacciano la salute psico-fisica della donna e del concepito, al fine di rimuovere e prevenire le cause.

6.

 

Nel rapporto utente-operatore si deve assicurare all’utente un ruolo attivo nella gestione dei problemi di carattere personale e di quelli del funzionamento del consultorio. A tale fine devono essere messi a disposizione locali per riunioni e gli strumenti informativi che consentano dibattiti, confronti e verifiche, nonché momenti specifici di aggregazione.

Art. 15

(Strutture sociosanitarie)

1.

 

I servizi consultoriali, ai fini dell’assistenza, si avvalgono degli enti operanti nel territorio, sia per esami di laboratorio e radiologici, sia per ogni altra ricerca idonea al conseguimento delle finalità previste dalla presente legge.

2.

 

Gli enti ospedalieri ed i presidi specialistici degli enti pubblici di assistenza sanitaria sono tenuti a fornire le prestazioni loro richieste, senza che ciò costituisca un onere di spesa a carico dell’utente.

Art. 16

(Prestazioni)

1.

 

L’onere delle prestazioni dei prodotti farmaceutici e di ogni mezzo contraccettivo é a carico dell’ente o del servizio cui compete l’assistenza sanitaria o della Regione nel caso di cittadini non abbienti o sprovvisti di altra forma di assistenza farmaceutica o del servizio consultoriale quando particolari implicazioni di riservatezza lo impongano.

2.

 

Le altre prestazioni offerte da parte dei consultori sono gratuite per tutti i cittadini italiani e per gli stranieri residenti o che soggiornino, anche temporaneamente, sul territorio nazionale.

Titolo III.

ALTRI SERVIZI CONSULTORIALI

Art. 17

(Altri servizi consultoriali presenti nel territorio)

1.

 

La Giunta Regionale autorizza l’istituzione di servizi consultoriali da parte di istituzioni o enti pubblici e privati che abbiano finalità sociali, sanitarie ed assistenziali, senza scopo di lucro, sempreché rispondano, a tutte le finalità ed alla metodologia di intervento di cui alla presente legge.

2.

 

La Giunta Regionale verifica la rispondenza del funzionamento dei servizi consultoriali autorizzati alle disposizioni legislative regionali e statali vigenti.

Art. 18

(Convenzione fra Enti locali ed Enti pubblici e privati)

1.

 

I Comuni, i Consorzi di Comuni e le Comunità Montane, per il raggiungimento delle finalità di cui alla presente legge, possono stipulare convenzioni con le Istituzioni e gli Enti di cui al precedente articolo.

2.

 

In tali casi, ove non venga prevista nell’ambito della convenzione la gestione diretta del servizio da parte di Comuni, Consorzi di Comuni e Comunità Montane, le istituzioni e gli altri enti pubblici e privati devono possedere i seguenti requisiti:

a)

 

assicurare tutte le prestazioni indicate nel Titolo II;

b)

 

disporre del personale indicato nel precedente articolo 12;

c)

 

garantire una metodologia di intervento a norma del precedente articolo 14.

3.

 

La Giunta Regionale, esaminate le proposte di convenzione dei Comuni, Consorzi di Comuni e Comunità Montane, può inserire i servizi consultoriali convenzionati nel programma annuale per la ripartizione dei finanziamenti a tali scopi destinati.

Art. 19

(Funzioni di Vigilanza)

1.

 

La Giunta Regionale esercita il controllo e la vigilanza su tutti i servizi consultoriali previsti dalla presente legge.

2.

 

Le funzioni di vigilanza sui servizi consultoriali non convenzionati, istituiti dalle istituzioni pubbliche e private di cui all’articolo 17 della presente legge, sono delegate ai Comuni, Consorzi di Comuni e Comunità Montane, dove sono ubicati i servizi medesimi.

Titolo IV.

LOCALIZZAZIONE E PROGRAMMAZIONE DEGLI INTERVENTI

Art. 20

(Programmazione degli interventi)

1.

 

La Giunta Regionale, sulla base delle proposte dei Comuni, dei Consorzi di Comuni e delle Comunità Montane, considerate le esigenze di una articolazione territoriale del servizio, redige un programma annuale da sottoporre all’approvazione del Consiglio Regionale, per il finanziamento e la localizzazione dei servizi consultoriali.

2.

 

I servizi consultoriali di cui all’articolo 17 della presente legge devono integrarsi nella articolazione territoriale del servizio, nel quadro del programma annuale fissato dalla Regione.

3.

 

Inoltre, nella predisposizione del piano annuale di intervento, devono essere osservati i seguenti criteri:

a)

 

consistenza demografica ed estensione territoriale;

b)

 

situazione socio-economica;

c)

 

stato dei servizi sanitari e sociali;

d)

 

tasso di natalità, morbosità e mortalità perinatali e infantili;

e)

 

incidenza degli aborti;

f)

 

condizioni della viabilità e dei trasporti.

Art. 21

(Criteri per la localizzazione dei servizi consultoriali)

1.

 

Al fine di realizzare servizi integrati e per la migliore utilizzazione delle strutture e risorse disponibili, i servizi consultoriali, preferibilmente, devono essere collocati in strutture comuni o quanto meno contigue agli altri servizi sociali, sanitari ed assistenziali presenti nel territorio.

2.

 

I locali adibiti ai servizi consultoriali debbono essere idonei a garantire la riservatezza del colloquio con l’utente.

Titolo V.

DOMANDE DI CONTRIBUTO E FINANZIAMENTI

Art. 22

(Proposte dei Comuni, Consorzi di Comuni e Comunità Montane Termini e contenuti)

1.

 

I Comuni, i loro Consorzi e le Comunità Montane formulano al Presidente della Giunta Regionale le proposte per l’inserimento dei servizi consultoriali nel piano regionale e per ottenere i contributi, entro il 30 giugno dell’anno precedente a quello per il quale il contributo viene richiesto.

2.

 

Le proposte di inserimento nel piano devono contenere, oltre alle indicazioni di cui alle lettere a), b), c), d), e), f) del precedente articolo 20, quelle relative a:

a)

 

programma di attuazione;

b)

 

strumenti necessari alla realizzazione;

c)

 

notizie sulla situazione dei servizi esistenti e l’indicazione di altre iniziative rispondenti alle finalità di cui alla presente legge;

d)

 

mezzi di gestione;

e)

 

previsione degli oneri di gestione.

Art. 23

(Programma annuale e piano finanziario)

1.

 

La Giunta Regionale, sulla base delle proposte formulate ai sensi del precedente articolo 22, redige il programma annuale di cui al primo comma dell’articolo 20 della presente legge e il piano di finanziamento degli enti locali ammessi a contributo.

2.

 

Il programma dei servizi consultoriali ed il piano di finanziamento sono sottoposti all’approvazione del Consiglio Regionale entro il 30 settembre dell’anno precedente a quello per il quale il programma ed il piano finanziario si riferiscono.

Titolo VI.

ISTITUZIONE DEL FONDO REGIONALE PER LA VITA

Art. 24

(Fondo regionale per la vita)

1.

 

È istituito presso la Regione Piemonte il Fondo regionale per la vita finalizzato al sostegno economico di interventi posti a tutela della maternità e della natalità.

2.

 

Beneficiari del fondo regionale per la vita sono le madri che prestano consenso informato alla proposta di Progetto di cui all’articolo 9 della presente legge.

3.

 

La Giunta regionale stabilisce annualmente l’ammontare del sostegno economico spettante ad ogni madre, tenuto conto anche del reddito familiare, con decorrenza dal momento dell’accertamento della gravidanza, fino al compimento di un anno d’età del bambino. Il sostegno economico di cui sopra può essere prorogato fino al compimento del quinto anno d’età, qualora le condizioni socio – economiche del nucleo familiare siano tali da non consentire altrimenti un’esistenza sufficientemente dignitosa.

4.

 

Il sostegno economico è utilizzabile esclusivamente per l’acquisto di beni e servizi per la madre ed il bambino.

5.

 

Il sostegno di cui al comma precedente è erogato mediante la corresponsione di un assegno mensile.

6.

 

La donna ammessa ai benefici erogati dal Fondo regionale per la vita è tenuta a conservare, fino al termine del Progetto, documentazione relativa alle modalità di utilizzo del sostegno economico, in conformità alla prescrizione di cui al comma 4.

Art. 25

(Requisiti, presentazione delle domande e sospensione dell’erogazione)

1.

 

L’erogazione del sostegno economico è subordinato alla presenza dei seguenti requisiti:

a)

 

residenza della madre nel territorio della Regione Piemonte;

b)

 

presentazione della certificazione sanitaria, rilasciata dal consultorio familiare o da strutture/servizi ospedalieri, che attesti la presenza di una gravidanza entro il novantesimo giorno;

c)

 

sottoscrizione ed effettiva partecipazione della madre al Progetto di aiuto concordato con il consultorio familiare;

d)

 

sussistenza di un reale disagio economico per la madre nel portare a termine la gravidanza.

2.

 

La domanda per l’erogazione del sostegno viene depositata dalla donna al termine del colloquio di cui all’articolo 9 della presente legge direttamente al responsabile del Progetto. Valutata la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1, la donna richiedente è ammessa all’erogazione del sostegno entro 10 giorni dalla presentazione della domanda e, comunque, in tempo utile affinché, in caso di diniego del sostegno, possa revocare il proprio consenso al Progetto e ricorrere, nei termini di legge, ad interruzione volontaria della gravidanza. L’erogazione è sospesa in caso di mancato rispetto, da parte della madre, degli impegni concordati nel Progetto che risultano dal verbale redatto ai sensi dell’articolo 9 o in caso di estinzione delle cause che hanno determinato il progetto.

Titolo VII.

ISTITUZIONE DELL’ELENCO REGIONALE DEI CENTRI DI AIUTO ALLA VITA

Art. 26

(Centri per la tutela della maternità e della vita nascente)

1.

 

Ai fini della presente legge sono Centri per la tutela della maternità e della vita nascente gli enti associativi senza scopo di lucro, anche non riconosciuti, operanti nel territorio regionale, che abbiano come finalità la promozione del valore della maternità e la tutela della vita del concepito, nonché la rimozione della cause di interruzione della gravidanza.

 

Volontari?? parificato il personale

 

Art. 27

(Istituzione e requisiti)

1.

 

Presso la Regione Piemonte è istituito un elenco regionale dei Centri per la tutela della maternità e della vita nascente presenti sul territorio regionale.

2.

 

I Centri per la tutela della maternità e della vita nascente, al fine di ottenere l’inserimento del Registro di cui al comma 1, devono presentare i seguenti requisiti:

a)

 

indicazione nello Statuto della finalità della tutela della vita fin dal concepimento e di specifiche attività inerenti il sostegno della maternità e della tutela del neonato;

b)

 

operare sul territorio piemontese da almeno 18 mesi dalla presentazione della domanda;

c)

 

esclusione di attività lucrative;

d)

 

garantire l’accessibilità al servizio almeno tre giorni alla settimana;

e)

 

disporre di una propria sede operativa idonea per lo svolgimento delle attività proprie e dotate di telefono, fax, accesso internet;

f)

 

garantire la tutela della privacy, secondo la disciplina di cui al d.lgs. 196/2003.

 

requisiti che hanno tutto

Titolo VIII.

DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE

Art. 28

(Norme abrogate)

1.

 

Con la presente legge si abrogano le disposizioni contenute nella legge regionale 9 luglio 1976, n. 39.

Art. 29

(Norme transitorie)

1.

 

Per la piena attuazione della presente legge si dovrà provvedere con gradualità nel triennio decorrente dall’approvazione della presente legge; il termine per l’attivazione dei corsi di cui all’articolo 12 è di mesi sei dall’entrata in vigore della presente legge.

Art. 30

(Norma finanziaria)

1.

 

Per l’attuazione della presente legge, allo stanziamento pari a 3 milioni di euro per il biennio 2012-2013, ripartito in 2.600.000 euro per la spesa corrente, iscritto nell’ambito dell’unità previsionale di base (UPB) DB 20011 titolo I (“sanità, promozione della salute ed interventi di prevenzione individuale e collettiva”) del bilancio pluriennale 2011-2013, e in 400.000 euro per la spesa in conto capitale, iscritto nell’ambito dell’unità previsionale di base (UP) DB 20012 TITOLO II del bilancio pluriennale per gli anni 2011-2013, si fa fronte con le risorse finanziarie individuate secondo le modalità previste dall’ articolo 8 della legge regionale 11 aprile 2001, n. 7 (Ordinamento contabile della Regione Piemonte) e dall’ articolo 30 della legge regionale 4 marzo 2003, n. 2 (Legge finanziaria per l’anno 2003).

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22 gennaio 2014 14:55 0 comments

24.01.2014 Movimento per la vita all’Università di Torino! MOBILITIAMOCI

24.01.2014 Movimento per la vita all’Università di Torino! MOBILITIAMOCI

Il 24 gennaio, il Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TORINO, ospiterà il convegno “l’inizio della vita, luci ed ombre” organizzato dalla FEDERVITA PIEMONTE, un insieme di associazioni facenti parte del movimento pro-life, un movimento fondamentalista cristiano dichiaratamente “anti-abortista” e “anti-gay”.
Per la partecipazione a questo convegno, aperto a professionisti del settore, e volontari del movimento per la vita, saranno riconosciuti 5 crediti ECM, crediti obbligatori per l’aggiornamento professionale.
La REGIONE PIEMONTE inoltre ha dato il proprio patrocinio all’iniziativa che sarà del tutto gratuita. Sorgono spontanee alcune domande: In un sistema socio-sanitario piegato da licenziamenti, blocco del turn-over, blocco delle assunzioni, mancanza di personale e personale sovraccaricato, nel quale l’aggiornamento obbligatorio richiesto da profilo professionale è tendenzialmente molto caro, come mai questo convegno è gratuito? Dove sono stati trovati i finanziamenti?
E soprattutto:
Come può un ente pubblico riconoscere valore formativo e scientifico a questa tipologia di propaganda? Questo è l’emblema degli abusi della politica nella regione Piemonte. In questo momento di degradante caduta del governo Cota, la dinamica dei favori e dei tornaconti si fa ancora più arrogante. Queste iniziative, volte ad assecondare le istanze di un “bacino di voti”, vanno a discapito della laicità del sistema universitario e sanitario, a discapito della formazione degli operatori e delle operatrici, a discapito della salute e libertà delle donne. La libertà di scelta è un diritto di autodeterminazione sui propri corpi e sulla propria vita, la 194 è una legge che abbiamo conquistato con la lotte delle nostre madri e delle nostre nonne. Eppure le pressioni della politica nel mondo della conoscenza e della sanità (Piemonte: Ginecologi obiettori 65.1%*) sono così invadenti da portare nelle aule universitarie le false verità scientifiche di queste associazioni le cui storiche parole d’ordine sono “ ABORTO: UN GENOCIDIO DI STATO”.

Non torniamo indietro!

Facciamo un APPELLO a tutte le associazioni, organizzazioni, singol*, alla MOBILITAZIONE, la Spagna è vicina e non vogliamo seguire la stessa sorte.

Questa lotta tiene in vita le donne #Aborto LiberoSicuroGarantito

Collettivo AlterEva

LINK inziativa http://www.aigoc.it/index.php/scuola-itinerante/18-in-evidenza/77-l-inizio-della-vita-luci-ed-ombre-torino-24-gennaio-2014.html

Ma ..cosa è successo in questi anni di governo Cota?

La Giunta Cota vuole a tutti i costi che i volontari del movimento per la vita entrino nei consultori
* Nell’autunno del 2010 la Casa delle Donne di Torino insieme con altre associazioni e il sostegno di tante donne ha presentato ricorso al TAR contro la prima delibera della Giunta Regionale che ammetteva esclusivamente associazioni che avessero nel loro statuto il requisito della “difesa della vita fin dal concepimento” e in questo modo inseriva nei consultori i volontari del movimento per la vita.
* A luglio 2011 il TAR ha emesso una sentenza che accoglieva il ricorso.
* Dopo solo 4 giorni la Giunta regionale emetteva una nuova delibera “rettificata”, ma la sostanza non cambiava, poiché si limitava graziosamente ad aggiungere: “in assenza del […] requisito soggettivo [“difesa della vita fin dal concepimento”] è sufficiente il possesso di un’esperienza almeno biennale nell’ambito del sostegno alle donne e alla famiglia”.
* Nell’autunno del 2011 è stato presentato un nuovo ricorso contro la delibera così sfacciatamente riproposta anche da parte di donne singole.
* il TAR respinge il ricorso perchè mancano i requisiti per ricrrere; le donne per il TAR non hanno interesse a ricorrere in quanto nè GRAVIDE nè GIA’ MADRI (!)

Proposta di Legge 160 sui Consultori presentata dalla Giunta Cota
Con questa proposta di legge del settembre 2011, la Giunta vuole cancellare l’attuale Legge regionale sui Consultori e stravolgere la loro funzione: da luoghi specifici a tutela della salute delle donne diventerebbero luoghi di preparazione della coppia al matrimonio e di tutela della vita sin dal concepimento. Si incoraggiano “sinergie” con i centri di aiuto alla vita (Cav) sempre gestiti dai cosiddetti volontari; si inseriscono figure come l’esperto in bioetica (?), il consulente etico e il mediatore familiare. Il tutto in una visione ideologica della vita e delle istituzioni che si ritrova anche in analoghe proposte di legge che altri Governatori stanno preparando in Veneto e nel Lazio.
Se questa legge passasse i consultori e gli ospedali, da luoghi laici, pubblici, volti alla tutela della salute, diventerebbero degli spazi aperti alla predica e alla propaganda.
Per favorire questa mossa scellerata è previsto lo stanziamento di 3 milioni di euro a favore del “Fondo di aiuto alla vita”. Invece per altre emergenze, i soldi non si trovano!

Legge regionale 16 del 2009 sui Centri antiviolenza con case rifugio
La legge giace senza essere finanziata: a parole ci si indigna contro le violenze subite dalle donne, ma si evidenziano solo quelle che avvengono fuori casa. Le violenze che si continuano a perpetrare fra le mura domestiche (un numero impressionante, vedi dati Istat) rischiano di continuare ad essere un problema personale e non una piaga sociale da combattere e per la quale spendere risorse pubbliche per costruire la rete regionale di case protette.
Questa è infatti la finalità principale della legge regionale per la quale le donne piemontesi si sono battute e che potrebbe essere esemplare non solo per noi ma per le donne di tutte le regioni italiane.

Con tante associazioni e tante donne siamo fermamente decise a far sì che i consultori continuino ad essere luoghi in cui le donne possano trovare assistenza medica, informazione, rispetto per le decisioni e sostegno nelle loro scelte.

Tratto da Volantino DONNE DI TORINO PER L’AUTODETERMINAZIONE
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* http://www.ilfattoquotidiano.it/inchiesta-ru486-italia/mappa-obiettori-coscienza-regioni-regioni-italiane/

22 gennaio 2014 14:50 0 comments

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18 novembre 2013 23:22 3 comments

#Paestum2013 Pratiche di autodeterminazione: corpi e sessualità

#Paestum2013  Pratiche di autodeterminazione: corpi e sessualità

Proposta di laboratorio

di Collettivo Altereva

Crediamo che nessuna pratica, nessuna relazione possano essere vissute pienamente da protagoniste senza partire dalla consapevolezza della propria sessualità e del proprio corpo. Le relazioni di potere in cui siamo coinvolte quotidianamente tentano di dare forme ai nostri pensieri, di limitare gli spazi di agibilità che ci sono concessi e di modellare i nostri corpi. Corpi che diventano la piazza pubblica nella quale si svolgono le lotte di dominio: dalla violenza all’aborto, dalla mercificazione alla medicalizzazione (etc). Ed è proprio attraverso questi luoghi e le conseguenti narrazioni che l’oppressione patriarcale agisce nelle nostre relazioni, nella società; nel pubblico come nel privato. Da queste riflessioni scaturisce la nostra idea di un laboratorio gestito attraverso tecniche alternative di partecipazione,per formarci reciprocamente partendo dalle nostre esperienze e confrontandoci. Cerchiamo parole, movimenti, pratiche, spazi, intersezioni. Questo laboratorio è risultato di un percorso che abbiamo costruito iniziando con la proposta di un altro punto di vista sulla sessualità alle/ai ragazz* delle scuole superiori, “sex choices”, per arrivare all’organizzazione di “Plaza del sexo”, un festival di sperimentazione collettiva. Nell’ immaginare questo laboratorio ci siamo lasciate pervadere da tutte queste esperienze che hanno tracciato il nostro percorso di liberazione e ora vorremmo cogliere l’occasione per condividerle e farci contaminare da altre esperienze.

http://paestum2012.wordpress.com/2013/09/26/pratiche-di-autodeterminazione-corpi-e-sessualita/#more-1942

 

*ringraziamo per la grafica la compagna Pornomomento di Maracaibo

1 ottobre 2013 21:43 0 comments

Comunicato sulla contestazione a Casale Monferrato del 22 settembre 2013: l’omofobia è odio, non è un’opinione.

Comunicato sulla contestazione a Casale Monferrato del 22 settembre 2013: l’omofobia è odio, non è un’opinione.

nostro video https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=HMUDemYX57E

video ilfattoquotidiano http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/09/23/omofobia-collettivi-gay-e-femministi-conto-dibattito-di-cl-e-movimento-per-vita/245645/

Siamo stat* a Casale Monferrato per contestare l’incontro- “dibattito” dal titolo “Genere-omofobia-transfobia: verso l’abolizione dell’uomo?”, organizzato da Movimento per la Vita, Alleanza Cattolica e Comunione e Liberazione con il patrocinio della Pastorale della Salute e Pastorale Sociale della Diocesi di Casale. Dibattito tra virgolette, perché era chiaro già dal titolo, allarmista e tendenzioso, che non si sarebbe trattato di un confronto, bensì di un tentativo d’indottrinamento. I relatori hanno tentato di convincere gli uditori dellapericolosità della legge anti-omofobia, attingendo da argomenti che ormai ben conosciamo (oltre ad alcuni nuovi trend sfoderati per l’occasione): l’attacco alla famiglia tradizionale, la naturalità dell’orientamento eterosessuale, le teorie di genere quali fondamentalismi tesi ad abolire le differenze basate sul sesso, l’omosessualità come fenomeno che porterà all’eliminazione dell’eterosessualità. Come se non bastasse,hanno negato la pericolosità e la diffusione della cultura omofobica e, di conseguenza, le violenze e le discriminazioni che, proprio a causa di questo tipo di propaganda, le persone LGBT hanno scontato e continuano a scontare sulla loro pelle. Riteniamo ancora più grave che l’incontro godesse dell’appoggio istituzionale del sindaco Giorgio Demezzi (PDL), seduto in prima fila.

Siamo consc* del fatto che il risultato della nostra azione sul palco (l’interruzione dell’incontro) verrà usato come ulteriore tentativo di vittimizzazione e demistificazione della realtà. Siamo altrettanto convint* che la nostra responsabilità, come collettivo femminista, ma anche come singole persone che hanno a cuore la lotta contro ogni tipo di discriminazione, sia di contrastare in maniera convinta questa disseminazione di odio mascherata da diritto d’opinione. Chiediamo, a chi ancora avesse dubbi sul presunto diritto di queste persone di propagandare pubblicamente la loro “opinione”, di fare un tentativo di trasposizione: immaginate che su quel palco invece che di omofobia si fosse parlato di razzismo e del pericolo di contaminazione della razza bianca. Pensate ancora che sia possibile e auspicabile una conciliazione? Non può esserci conciliazione senza riconoscimento: la dignità è di tutt*.

Questo convegno s’inserisce in un contesto politico più ampio: una serie di incontri, tutti organizzati dalle stesse associazioni e con le stesse finalità, sta proliferando, in particolare dopo che la recente Legge per l’aggravante di omofobia è passata alla Camera. Legge che, peraltro, con il subemendamento Gitti, esenta parti di società ideologicamente orientate (“organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione, ovvero di religione o di culto”) dalla sanzione. Forse il motivo per cui ha assunto questa forma non è così oscuro: è evidente l’intento di salvaguardare quelle organizzazioni di estrema destra e ultracattoliche che continuano a propagandare idee omofobiche.

Dopo Verona e Casale, il 30 settembre è in programma a Pavia (presso il Collegio S. Caterina da Siena) un convegno dal titolo “La legge sull’omofobia: fattispecie e conseguenze pratiche”, che ha ottenuto il patrocinio della Provincia e il 5 ottobre un altro a Milano (presso la Parrocchia di S. Maria Nascente) dal titolo “Ideologia del gender, omofobia e unioni civili omosessuali. Un itinerario contro la famiglia”, con la presenza tra gli invitati di senatori e onorevoli (tra i quali il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, il Ministro della Difesa Mario Mauro, il Ministro per le Riforme costituzionali Gaetano Quagliariello). Invitiamo tutte le associazioni e organizzazioni del territorio a mobilitarsi e far sentire la propria voce contro quest’ennesimo attacco alla libertà individuale. L’OMOFOBIA È ODIO, NON È UN’OPINIONE.

26 settembre 2013 16:28 0 comments